Bartleby lo scrivano

Autore: Herman Melville

Traduttore: Enzo Giachino

Edito da Einaudi

Pubblicato nel marzo del 2019

Pag. 174

Genere: Classici

DESCRIZIONE DEL LIBRO

«Un libro triste e veritiero»: cosí Jorge Luis Borges definisce Bartleby lo scrivano (1853). Bartleby, «per natura o sue sventure… incline ad una squallida disperazione », s’impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome della strada appare materialmente a sbarrare le finestre della sua stanza e subito s’accampa come metafora di un’esistenza senza sbocchi. Eppure Bartleby, con la sua operosità pallida e silenziosa prima, e poi con l’inflessibilità a sottomettersi agli ordini del padrone, dà a questo scorcio di commedia umana, fatta di minuzie, priva di toni altisonanti, una definitiva e indimenticabile dimensione tragica.

RECENSIONE

Uno dei libri che amo leggere e rileggere è “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville @einaudieditore e non mi stanca mai!

Poche pagine che lasciano il segno.

Sorridi, rifletti, provi emozioni contrastanti e ogni volta ti senti come se fossi davanti ad un enigma senza soluzione.

Certo è che si percepisce fortissimo il dramma esistenziale a cui si assiste impotenti…

Ma andiamo per gradi.

A raccontarci la storia di Bartleby è un avvocato che assume Bartleby nel suo ufficio per integrare il suo team di collaboratori con lo scopo di occuparsi di copiare atti legali.

Tutto si svolge a Wall street e il protagonista inizialmente si presta a fare tutto, è veloce ed efficiente, ma nel giro di poco tempo senza quasi muovere un muscolo inizia a cambiare.

Quasi impercettibilmente.

Con gentilezza.

Non protesta. Non solleva la voce. Non soddisfa più le aspettative altrui. Diventa muro tra i muri.

Un mistero che non trova risposta.

Per ogni cosa che gli viene richiesta, rifiuta.

Celebre è la sua frase:

“I would prefer not to”

“Preferirei di no”

In lui non c’è rabbia.

Il suo rifiuto gentile destabilizza l’autorità del datore di lavoro e indigna i colleghi.

Bartleby dopo ogni rifiuto torna al suo posto.

C’è, ma è come se non ci fosse.

Smette di partecipare alla vita dell’ufficio.

Melville, l’autore, non ci rivela tanto della vita di Bartleby… ma quel poco fa pensare che sia un rivoluzionario.

Un uomo capace di andare contro il sistema con gentilezza fermandone gli ingranaggi prima di venirne inghiottito come tutti.

Il suo “preferirei di no” è un atto di libertà radicale: il diritto di non essere produttivi, di non essere classificati, di non essere “qualcosa” secondo gli standard altrui.

L’aspetto psicologico è parte fondamentale di queste pagine… dove credo che ciascuno di noi si senta un po’ come il protagonista.

La sua brevità non mi permette di dirvi troppo.

Sono, però, certa che dopo averlo letto lascerà anche a te tante domande su cui riflettere… e se trovi la soluzione a questo enigma, fammelo sapere.

Io ogni volta che finisco il libro perdo un pezzo di cuore.

Eppure, la voglia di rileggerlo prende il sopravvento quasi come se mi aspettassi un finale diverso.

Amo questo libro.

Forse perché ci trovo coraggio e solitudine.

Dignità e silenzio.

Qualità che si fatica a capire umanamente e che spesso portano all’oblio assoluto.

Magari la prossima volta che lo leggerò aggiungerò qualche altra sensazione a questo enigma che si presta a molteplici soluzioni…

Anche se non sapremo mai la risposta.

Roberta Salis

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