
Autore: Domenico Dara
Edito da Feltrinelli
Pubblicato nell’ottobre del 2022
Pag. 336
Genere: Narrativa Contemporanea
DESCRIZIONE DEL LIBRO
Ci sono paesi in cui i libri sono nell’aria, le parole dei romanzi e delle poesie appartengono a tutti e i nomi dei nuovi nati suggeriscono sogni e promesse. Timpamara è un paese così da quando, tanti anni fa, vi si è installata la più antica cartiera della regione, a cui si è aggiunto poco dopo il maceratoio. E di Timpamara Astolfo Malinverno è il bibliotecario: oltre ai normali impegni del suo ruolo, di tanto in tanto passa dal macero per recuperare i libri che possono tornare in circolazione. Finché un giorno il messo comunale gli annuncia un nuovo impiego: il pomeriggio continuerà a occuparsi della biblioteca, ma la mattina sarà il guardiano del cimitero. Lettore dalla vivida immaginazione, Astolfo mescola le storie dei romanzi – per i quali inventa nuovi finali – con quelle dei compaesani, dei forestieri, dei lettori della biblioteca e dei visitatori del cimitero, dei vivi e degli estinti. A incuriosirlo è soprattutto una lapide senza nome e senza date: solo una fotografia, una donna dallo sguardo candido e franco, i capelli divisi in due bande liscissime e l’incarnato pallido. Per lui è da subito la sua Madame Bovary, la sua Emma. Attratto dal mistero racchiuso in quel volto, Astolfo si trova a seguire il filo che sembra dipanarsi dalla fotografia: tra i viottoli e le campagne di Timpamara, complice l’apparizione di una giovane sconosciuta nerovestita, prende forma a poco a poco una storia che mai Astolfo avrebbe saputo immaginare.
RECENSIONE
Adoro i libri che parlano di libri!
Adoro i libri che sanno mescolare la letteratura alla vita e amo quelle persone che vivono la propria vita impregnata dallo spessore e dal valore dei libri che hanno letto!
Queste pagine mi hanno completamente rapito ed è stata un’esperienza molto piacevole, come se fossi dentro alla narrazione e ascoltassi le parole dei protagonisti, come se quell’atmosfera un po’ speciale facesse parte di me, come se mi fosse familiare, la respirassi e mi appartenesse.
“Malinverno” di Domenico Dara è proprio così: una narrazione che racchiude la bellezza dei libri, della letteratura e di un’esistenza vissuta che profuma di personaggi letterari amati e portati nel cuore nella quotidianità.
Il romanzo si svolge a Timpamara dove una cartiera caratterizza le vite dei suoi abitanti, chi può afferra libri o pagine che si mette in tasca sapendo che poi potrà leggerle a casa con calma.
Le pagine ovunque volano.
Ovunque si posano.
Volano parole, frasi e storie che tessono il vissuto di quella gente semplice.
C’è anche chi ricorre allo scambio di libri se una storia non piace.
E, a poco a poco, Timpamara diventa un po’ una culla della letteratura, un paese dove “rivivono” nomi celebrità e amati. Infatti, le giovani mamme rapite dai personaggi letterari “incontrati” tra le pagine lette incominciano a chiamare i propri figli con quei nomi scoperti grazie ai libri: Godot, Mopassant, Astolfo, Victorùgo…
Insomma, la fantasia approda nella realtà rendendola più vicina alla letteratura, o meglio, dimostrando che la letteratura non si discosta mai dalla quotidianità.
In questo sfondo un po’ magico, mitico e un po’ fiabesco troviamo un giovane innamorato dei libri e della lettura, Astolfo Malinverno. Lui, zoppo sin dalla nascita e dall’animo puro, si distingue tra tutti per la sua anima malinconica e sensibile. A me è entrato nel cuore per il suo modo di essere così garbato, dolce, innamorato dei libri e gentile. Un’anima rara. Una di quelle persone che sembrano… uscite dai libri per la sua nobiltà d’animo!
A Timpamara il suo compito è quello di prendersi cura della biblioteca. Anche se, come spesso capita nella vita, qualcosa improvvisamente sconvolge i suoi piani e si ritrova per ordine del sindaco a dover diventare il nuovo custode del cimitero.
Eh già.
Certo è che non salta di gioia nell’accettare il nuovo incarico… essere bibliotecario e
custode del cimitero nella sua mente non è concepibile.
Eppure, la sua incertezza iniziale si scioglie molto presto come un ghiacciolo al sole per far spazio ad un’esperienza che gli cambierà la vita.
Infatti, nel tempo che trascorre al cimitero si ritrova spesso a passeggiare tra le tombe in sacro silenzio e rispetto interrogandosi su quali storie si celino dietro quelle fotografie spesso segnate dal passare del tempo.
E proprio in quelle passeggiate… un giorno si imbatte su una lapide con una foto bellissima di una donna che lo incuriosisce tantissimo. Quella lapide, infatti, non ha un nome.
C’è la foto ma nessun nome.
Decide di dare a quella sconosciuta il nome di Emma pensando alla protagonista di un romanzo che ama e che le fa pensare alla malinconia di quello sguardo: Madame Bovary.
Chi sarà quella donna misteriosa? Astolfo Malinverno si innamora di quella tomba abbandonata e va spesso a passeggiare lì vicino. Ha una cura particolare per la sua “Emma Bovary”.
Ed è proprio lì che un giorno scorge una ragazza che sembra identica a quella della fotografia senza nome che lui ha ribattezzato “Emma”. Com’è possibile?
Sarà la stessa persona?
Astolfo Malinverno farà qualunque cosa per scoprirlo vincendo la sua timidezza e uscendo dal suo mondo fatto di romanzi, sogni e immagini della letteratura.
Questo misterioso incontro, questa sfida lo fa uscire allo scoperto e forse per la prima volta gli fa toccare con mano la realtà con la delicatezza di chi incomincia a sperimentare un sentimento nuovo… l’amore.
Ed è sulla forza di questo nuovo sentimento che Astolfo sperimenta che nella narrazione della vita in cui è immerso sorge muta ma presente l’ombra della morte. La percezione di quest’ultima è forte, quasi palpabile, ineluttabile, inesorabile e scomoda.
È un po’ come quando cala la sera e il buio inizia ad avvolgere ogni cosa: la vita si spegne.
E chi resta dopo che qualcuno se n’è andato vive di momenti che costruisce nella sua quotidiana lotta contro il dolore: porta un fiore, cerca di percepire suoni di gente dimenticata, piange davanti alla fotografia della persona amata pensando ai progetti infranti.
Astolfo Malinverno è uno di quei personaggi vicini a ciascuno di noi. Le sue incertezze, le paure, i sogni, la gentilezza… lo rendono profondamente umano, come l’amico della porta accanto che nel suo silenzio porta con sé una grande ricchezza da scoprire. Lui sa rendere bello tutto ciò che guarda con la sua delicatezza d’animo. E la sua fragilità è la nostra fragilità.
Malinverno è un romanzo delicato che fa da ponte in modo delicato tra vita e morte, tra realtà e finzione, tra letteratura e sogno.
Leggere questo libro è come passeggiare in compagnia di un amico. Quando finisce scende una lacrima e ti senti avvolta da una grande nostalgia. La nostalgia di chi ama, di chi spera, di chi sa guardare oltre…
Bello, bello, bello.
Delicato.
Umano.
Profondo e mai banale.
Quanto ho amato queste pagine.
Quanto ho immaginato quei fogli di libri svolazzare liberi a Timpamara.
Mi piacerebbe raccontarti di più, ma non vorrei privarti di un’esperienza letteraria che può regalarti un punto di vista nuovo e tante emozioni delicate.
È certo che lo rileggerò. Penso spesso, nonostante siano passati diversi mesi, a questo romanzo che ha un posticino speciale nel mio cuore!
Roberta Salis

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