La fine degli amori e altri addii che trasformano la nostra vita

Autrice: Claire Marin

Traduttrice: Simona Mambrini

Edito da Einaudi

Pubblicato nell’aprile del 2023

Pag. 127

Genere: Saggio

DESCRIZIONE DEL LIBRO

«Ci piacerebbe che la rottura fosse un taglio netto. Preciso e chirurgico, d’un sol colpo, come la sciabola che decapita. Invece la rottura è una lacerazione».

In un’epoca segnata dal culto della perfezione e della solidità a tutti i costi, la filosofa francese Claire Marin ci ricorda che un legame che finisce è sempre uno strappo doloroso, che siamo tutti esseri spezzati. È questo a renderci umani.


La nostra vita è scandita dall’esperienza della perdita. Gli amori, le amicizie, i lavori, le situazioni, le vite stesse: tutto finisce. E in questi frangenti le nostre certezze sono scombussolate, la «carne del mondo» si squarcia. Ma queste inevitabili esperienze vanno coniugate con la nostra identità, che solo all’apparenza è unitaria e costante. Ci costringono a fare i conti con l’insicurezza inerente all’esistenza, a lavorare con le macerie di ciò che credevamo di essere e a vivere, davvero.

RECENSIONE

“Ci piacerebbe che la rottura fosse un taglio netto. Preciso e chirurgico, d’un solo colpo, come la sciabola che decapita. Invece la rottura è una lacerazione. Al contrario della separazione, in cui ciascuno torna ad essere la parte intera che era prima, come ricorda la stessa etimologia, la rottura è lacerante”.

Carissimi Amanti dei libri,

questo è uno dei saggi più belli e intensi che abbia mai letto. Toccante. Profondo. Uno di quelli che fa vibrare le corde dell’anima… perché tutti, prima o poi, ci troviamo alle prese con una rottura dal punto di vista umano. Esperienza profondamente dolorosa.

Il libro di Claire Marin, “La fine degli amori e altri addii che trasformano la nostra vita” @einaudieditore mi ha scavato dentro, commosso, fatto riflettere. Parlare di rottura non è mai semplice, è sempre un disastro che ci mette in ginocchio e che cambia per sempre la nostra vita. Una sorta di cataclisma che diventa una rivoluzione dentro e fuori di noi.

Non lascia impassibili.

Segna sempre un punto di non ritorno. Nel bene e nel male.

 Per tanti motivi.

“…alcuni rompono con la speranza di fuggire da sé stessi. La rottura diventerebbe quindi un affrancamento: non essere più sé stessi. Rompere allora non è tanto la ricerca di una verità interiore, quanto la tentazione del vuoto, una voluttà di cancellazione o di negazione di sé, una liberazione nella scomparsa. Non è dal vecchio amante che rifuggo, ma da me stesso. Il suo amore mi costringe, mi lega, mi inserisce in una realtà da cui voglio sfilarmi. Allora mi rivolgo verso forme d’amore in cui dimenticare me stesso, come ci si tuffa nelle acque in cui si finisce per annegare. In una rottura amorosa si immagina spesso che chi rompe abbandoni la vecchia vita come un serpente si spoglia della vecchia pelle. Ma sono rari quelli che se ne vanno davvero con spensieratezza. Chi rompe è spesso altrettanto a pezzi di colui che viene lasciato”.

Ci sono rapporti che si spezzano involontariamente e altri in cui la fine avviene perché non c’è altra via possibile.

Ovviamente quando si parla di rotture occorre guardare tutto l’arco dell’esperienza umana, ci sono rotture date dal bisogno personale di cambiare ed in cui si inverte la rotta per iniziare una nuova vita, perché non ci si sente più bene nei propri panni.

C’è la rottura con la persona con cui per tanto tempo si è condivisa la vita. Ed esiste la rottura con amici, con i legami familiari… la rottura data dalla malattia, da una nuova nascita, da una separazione o dalla morte. I contesti in cui si può vivere sono tanti e tutti dolorosi, laceranti.

La parte interessante è che Claire Marin arricchisce il testo con numerosi riferimenti letterari sull’argomento. Alcuni veramente interessanti.

È innegabile che certi argomenti ci facciano pensare al nostro vissuto. Eppure, l’autrice ha anche la capacità di farci spingere oltre per indagare l’argomento a 360 gradi.

La scrittura è eccellente, delicata e schietta. Non nasconde la verità di quanto sia doloroso dire addio nella vita… ci sono momenti di lettura in cui si può dire di sentirsi pienamente capiti anche se non si trova sollievo. La rottura va vissuta e attraversata, a qualunque età e in qualunque tappa della vita.

Per me è stata una lettura particolarmente illuminante perché credo che sia un tesoro per affrontare la quotidianità, fatta continuamente di malattie, perdite o situazioni di sconfitta. La brevità di questo testo non delude, ci riguarda tutti, è un argomento così delicato e doloroso che lo si deve leggere a piccoli sorsi. Ci si sente scavati dentro, nelle proprie certezze e fragilità.

Una cosa che mi ha stupito, che ho sperimentato miliardi di volte nella vita, è che le rotture, gli addi, le separazioni provocano la riapertura di tutte le ferite e i traumi vissuti e rimasti irrisolti nella nostra storia. È qualcosa che ci travolge e sconvolge. Ci fa sentire indifesi. Un cumulo di macerie. E non è detto che ogni volta che ci si ritrovi in questa situazione se ne esca migliori… Il pericolo è che in quell’immenso dolore che ci sovrasta rischiamo di perderci o di non riconoscerci.

“Com’è possibile perdere qualcuno prima che muoia? Lo perdiamo perché la relazione si è spezzata, perché non riusciamo più a riconoscerlo. Nel suo modo di essere, di pensare, di relazionarsi con noi avviene un cambiamento tale da farcelo sembrare radicalmente diverso dalla persona amata”.

Questo libro mette in crisi, riapre ferite, ci fa sentire tutti nella stessa barca fatta di umanità e dolore: le rotture fanno parte di noi. Ci segnano profondamente, ci insegnano a vivere. Ci formano e deformano profondamente. E si cambia.

“Tutte le esistenze messe alla prova da una rottura esistenziale che le ha scosse, le ha fatte vacillare, ne serbano un’impronta profonda, che in questa sede ho spesso descritto come una bruciatura o una crepa. Tutte condividono l’esperienza di una perdita che incide sulla maniera in cui il soggetto si definiva, lutto di una certa idea che aveva di sé, di una determinata identità. Dopo la rottura non posso più pensare a me stesso come prima, non posso più nemmeno pensare, come prima. La struttura stessa delle mie rappresentazioni, dei miei concetti morali e più in generale delle mie convinzioni o della mia fede è stata modificata. La rottura spazza via le convinzioni profondamente radicate che spontaneamente spingono lontano da noi l’idea di sventura”.

Che dire?

Vi auguro di essere forti e di leggerlo.

Per me sarà un saggio da rileggere. È troppo attuale e profondo per non farlo.

Sento mie tante delle parole qui scritte.

È un testo magnifico. Umano. Delicato. Così vicino al vissuto di ciascuno da non poter far altro che commuoversi!

Meraviglioso.

Roberta Salis

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