I ragazzi di via Pál

Autore: Ferenc Molnár

Traduttore: Roberto Brunelli

Edito da Einaudi

Pubblicato nel marzo del 2016

Pag.166

 

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Questo libro, regalo obbligato in occasione di influenze e morbilli, riletto oggi potrebbe essere dedicato a tutti i ragazzi che non hanno un posto dove stare e giocare. Le storie di Nemecsek, il gracile figlio del sarto; di Boka, il più forte del gruppo, e degli altri compagni divisi tra Camicie rosse e via Pál, ci conquistano forse proprio per la loro inattualità. La guerra a colpi di sacchi di sabbia, tra rischiosi appostamenti, eroismi autentici e piccole rivalità, propone un’epoca autentica e per questo così lontana dalla sensibilità del nostro mondo di giochi virtuali. E mostra nel drammatico finale come la dura legge della vita prevalga su qualsiasi contesa.

 

 

RECENSIONE

 

Carissimǝ Amanti dei libri,

ci sono libri che non vengono mai presi in considerazione ma che sono piccoli capolavori della letteratura, storie di vita passata che anche oggi possono suscitare emozioni genuine. Oggi vi presento un classico di cui si parla poco ma che ho amato tantissimo, che ho letto e ascoltato per ben due volte!

Si tratta del libro di Ferenc Molnár, “I ragazzi della via Pál”.

Un libro che fino a poco tempo fa veniva un po’ considerato un libro “per maschi” dato che i protagonisti sono tutti ragazzini e i loro giochi, come potete immaginare, erano pensati da loro e adatti a loro, ai pochi mezzi che avevano e alla fantasia.

Oggi che questa distinzione non esiste più, o meglio, piano piano la stiamo facendo scomparire mi piace poter rispolverare questo classico che risveglierà la nostalgia in tante persone, soprattutto in coloro che non sono nati con i videogiochi e con il cellulare tra le mani.

Questo libro sarà una dolce passeggiata per coloro che hanno conosciuto la bellezza di giocare in compagnia di altri bambini tra le strade con poco o niente ma con tante energie per correre e organizzare giochi che facevano perdere la cognizione del tempo e sarà una bella scoperta per chi non ha conosciuto la libertà del divertirsi con poco e all’aria aperta, ovviamente non è una colpa… i tempi cambiano!

Teatro di questo romanzo breve è la periferia di una grande città, Budapest, dove alcuni ragazzini, giovanissimi studenti, si organizzano in due bande per conquistare “il Grund” ossia il campo, l’unico spazio libero dove potevano giocare e imparare a vivere, componendo le proprie regole e facendo esperienza della vita. Il “grund” è l’unico terreno sgombro da case dove i ragazzini si sentono liberi… è uno spazio dove sorge la casa del custode, delle cataste di legna e probabilmente tutto ciò che in futuro sarebbe servito per cementificarlo e far sorgere dei palazzi.

Nelle avventure di questi monelli, non posso che definirli così, si sperimentano litigi, rappacificazioni, tradimenti, combattimenti fisici e schiaffi morali… e per quanti di noi la vita è iniziata proprio così, con queste scorribande fisiche e psicologiche?

E siamo ancora tutti qui, certamente non si parlava di traumi come si fa oggi, tanti di noi hanno imparato a stare al mondo tramite l’esperienza del gruppo sin da bambini, con quei giochi che lasciavano lividi, che facevano arrabbiare o divertire, che portava a litigare e fare pace dopo poco. La strada per molti è stata una maestra.

Lo stesso sarà per i protagonisti de “I ragazzi della via Pál”.

Il leader è Giovanni Boka, il più fidato e saggio, l’amico che chiunque vorrebbe, quello che sa mediare e che sa usare bene le parole. Tutti gli vogliono bene, lui è un capobanda onesto, compassionevole, giusto. Con lui ci sono anche Weisz, Csonakos, Csele, Gereb, Kolnay e poi il piccolo e fragile Nemecsek.

Oltre a loro ci sono i temibili e terribili ragazzi che appartenevano alle Camicie Rosse tra cui i due fratelli Pasztor.

Le due bande si spiano, organizzano le loro strategie di battaglia e la sfida sarà la conquista del “Grund” dove poter essere liberi di giocare, dove poter dire di esserne i padroni. Le loro battaglie saranno a suon di sabbia… ma anche fatte di tradimenti da parte di chi riesce ad avere i piedi in entrambe le bande, come se fosse una cosa normale! Sono armati di fortino, lance di legno, bandiere e ogni banda ha i propri componenti con un ruolo specifico.

Alcuni pensano di essere superiori agli altri, si comportano da bulli, discriminano, opprimono… chissà quali esempi stanno imitando…

È un libro per ragazzi anche se si parla di guerre tra bande, di menzogne, di tradimenti, di dispetti che fanno male… è un libro che ci fa capire che i giovani imparano ciò che vedono dagli adulti e lo imitano pensando sia giusto, un libro che vede la guerra come la soluzione ai loro problemi, forse perché nella storia è sempre apparsa così!

Non ci sono ragazze tra loro, solo maschi… ma un tempo era così. Dai giochi da maschi le femmine erano escluse e se per caso qualcuna osava trasgredire le regole veniva soprannominata “maschiaccio”.

Io ho letto e ascoltato il libro su Audible. Per me questa lettura è stata molto profonda, mi ha fatto vibrare le corde dell’anima fino alla fine e no, non ci ho visto il male come tanti scrivono, in questo libro ci sono anche dei sentimenti e dei gesti molto umani. Ci si affeziona a questi giovanotti, si torna indietro nel tempo, si sorride, ci si commuove per la genuinità del loro muoversi… no, non ne proibirei la lettura, ma ne spiegherei alcuni passaggi ai più giovani.

Non credo che sia un libro da demonizzare come tanti fanno per le azioni narrate, per le “guerre” tra ragazzini descritte. Io credo che occorra guardarlo pensando ai giochi del passato e avendo un occhio di riguardo per il presente perché tutto ciò che diciamo, facciamo o in cui crediamo viene imitato dai più giovani.

No, non è questo libro a non essere educativo, siamo noi a dover spiegarne il contesto.

E siamo noi a doverla smettere di accusare i bambini per i giochi che fanno.

Ovviamente se mostriamo loro guerre e violenze in tv loro penseranno che sia giusto, forse dovremmo ripartire da noi per tante cose e tornare solo a giocare alla guerra ma facendo della realtà e del presente un luogo di pace dove il dialogo, la gentilezza e l’ascolto siano il terreno fertile in cui far crescere le nuove generazioni!

Leggetelo.

Leggetelo più volte. Il libro è breve ma ogni volta coglierete un aspetto su cui riflettere.

Io l’ho amato!

Roberta Salis

 

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