Il giorno della civetta

Autore: Leonardo Sciascia

Edito da Adelphi

Pubblicato nel febbraio del 2002

Pag. 137

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: “… ho impiegato addirittura un anno, da un’estate all’altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di ‘cavare’ voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio”.

 

 

 

RECENSIONE

Carissimi Amanti dei libri,

oggi vi parlo del libro di Leonardo Sciascia “Il giorno della civetta” che ho letto insieme a Gabriela di  @libros_libri_books

L’ispirazione del romanzo, scritto nel 1960, Sciascia la trae da un fatto di cronaca accaduto nel 1947: l’uccisi*ne di un sindacalista comunista per mano della Mafia, Accursio Miraglia. Questo romanzo denuncia la mafia siciliana e rientra nella categoria dei romanzi polizieschi ispirati a fatti realmente accaduti.

Sciascia prende sempre spunto da fatti reali per i suoi libri che diventano poi strumento di denuncia con uno stile che non lascia nulla al caso. Ogni parola è ben pensata!

Ma perché si parla di civetta? Perché inizialmente la mafia si muoveva in segreto con la stessa abilità di un animale notturno mentre con il passare del tempo il suo potere è accresciuto così tanto da potersi permettere di esistere e agire alla luce del giorno… ecco perché il titolo “Il giorno della civetta”!

Il romanzo, senza lasciarci tempo di respirare, inizia con l’*micidio di Salvatore Colasberna in un contesto che pullula di gente, infatti sta per salire su un autobus pieno di persone… ma il suo corpo senza vita genera il fuggi fuggi generale e tutti coloro che ne sono stati testimoni si chiudono in una gabbia di omertà. Colasberna ha un’impresa edile e il capitano Bellodi pensa subito che abbia dei nemici o che abbia fatto torto a qualcuno. Autista, bigliettaio e la gente che interroga non danno nessun dettaglio utile per le indagini.

L’interrogatorio ai soci di Colasberna fa capire al capitano, dai pochi dettagli emersi, che la vittima non aveva voluto entrare a far parte del sistema della mafia… Contemporaneamente a questi fatti entra in scena una donna che, al commissariato di polizia, denuncia la scomparsa di suo marito e fornisce il nome di un uomo noto a tutti come autore dell’esecuzione di Colasberna…

…ed in un intreccio di persone mafiose, mancanza di interesse dei politici che giocano a insabbiare nomi e prove… il romanzo continua con lo scoraggiamento del capitano che si sente impotente davanti a tutti coloro che sembrano preferire nascondere l’accaduto come un qualcosa che non è mai esistito… No, la mafia non esiste…

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Un giallo ben scritto ma non solo, è molto di più… è una denuncia al contesto in cui si muove la Mafia, indisturbata e accettata, a causa dell’omertà della gente, a causa della complicità dei politici che traggono vantaggi coprendone i crimini… e questo fa sì che i tentacoli si innestino profondamente nella cultura e nella mentalità della gente del periodo. Infatti quando è stato scritto il romanzo la battaglia alla Mafia non era trattato come oggi, anzi, erano poche le azioni di denuncia…

Mi piace molto lo stile narrativo di Sciascia, lo trovo originale e schietto… con l’ironia dice la verità e con i suoi intrecci narrativi svela una realtà storica che ha caratterizzato il nostro Paese e che ancora oggi è presente anche se non se ne parla spesso!

Roberta Salis

 

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