Il soccombente

Autore: Thomas Bernhard

Traduttrice: Renata Colorni

Edito da Adelphi

Pubblicato nell’ottobre del 1999

Pag. 167

 

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell’invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del “non riuscire a essere”.

 

 

 

RECENSIONE

Carissimǝ Amanti dei libri,

esplorando nuovi autori e nuove letture mi sono imbattuta su un libro davvero diverso dal solito e l’autore mi ha stupito anche se non riesco bene ad inquadrarlo.

Oggi vi presento il primo libro che ho letto di Thomas Bernhard, uno scrittore che ha uno stile davvero particolare, un modo di scrivere ossessivo, ridondante quasi claustrofobico…

La scrittura di Bernhard non dà respiro, è un monologo quasi senza fiato, un ripercorrere continuamente e ossessivamente la dura presa di coscienza del fallimento. Già, quanto è difficile ammettere di avere fallito, quanto è deprimente scorgere chi è più in gamba di noi quando pensavamo di essere i migliori…

Forse è meglio che vi racconti dall’inizio a cosa si riferisce il dolore della mente narrante:

A Salisburgo il grande Horowitz tiene un corso di pianoforte dove tre giovani ed entusiasti musicisti si incontrano. Uno dei tre giovani si chiama Glenn Gould e… non solo è un pianista eccellente ma lo si può considerare un genio, uno che non ha rivali ed il cui talento è indiscutibile. La sua bravura, il suo genio, quell’essere assolutamente irraggiungibile provoca un fortissimo abbattimento negli altri due che scoprono che saranno eternamente secondi, che non potranno mai competere con Gould, che per quanto si impegneranno nella vita non raggiungeranno mai il suo livello, quella maestria che incanta chi l’ascolta e lo porta all’estasi.

La sensazione che entrambi provano è di essere finiti, di non avere futuro, di non potere mai e poi mai fare meglio di Gould. Quella certezza che la vita gli sbatte in faccia cambierà molte cose: loro non saranno mai artisti e se lo diventassero sarebbero mediocri rispetto a Gould. Gould che non ha bisogno di presentazioni, che quando suona è una sola cosa con il suo strumento, lui è la perfezione.

Con lui il suono raggiunge le vette dell’eternità, non si può competere con tale impegno e disciplina!

Raggiunta questa consapevolezza, cosa fanno i due pianisti battuti e abbattuti da quel talento senza rivali? Abbandonano la musica. Per sempre. Tutto ha perso senso. Quando si perde il senso, quando si perde il motivo che dà la direzione nella propria vita si cade nell’oblio… infatti, uno dei due ex musicisti, Wertheimer, sceglie la via definitiva, quella che mette un punto su tutto, sceglie di suic.idarsi. Per lui è inaccettabile essere tra i migliori ma non il migliore in assoluto. Lui è il soccombente. In lui la follia ha preso il sopravvento!

La voce narrante del lungo monologo invece vende il pianoforte e si dà alla filosofia, al pensiero che in tutto cerca una spiegazione, un senso…

Fa pensare come sia schietta la scrittura di Bernhard, come sia tagliente nel suo essere claustrofobico, come sia capace di far comprendere che tutti i giorni c’è qualcuno migliore di noi, che eccelle mentre noi restiamo indietro, che realizza il suo sogno mentre noi ci addormentiamo inseguendo un sogno.

Forse questo senso di sconfitta, di infelicità fatto di amore e odio è in ciascuno di noi e permea qualunque ambito della vita, forse quel senso di dissoluzione in cui la vita ci fa imbattere in certi contesti è il prezzo che tutti dobbiamo pagare…

Forse è proprio per questo che il narratore resta sempre un po’ indefinito, perché ciascuno di noi potrebbe vestire i suoi panni per raccontare di sé o di quanti non ce la fanno, per raccontare dei “soccombenti” nella vita reale.

Certo è che la disperazione aleggia tra queste pagine e in un certo senso se ne resta coinvolti… geniale l’autore, le parole che utilizza fanno davvero effetto.

Non saprei come catalogare questo testo, forse per usare una parola in inglese direi che è classificabile come “Weird”, ma allo stesso tempo è attraente e molto vicino alla realtà soprattutto in questi tempi così particolari. L’autore ha un modo di scrivere così diverso dal solito che non a tutti può piacere, ma so che io lo rileggerò e che proverò ad approfondire lo stile di Bernhard! Il suo distaccarsi dalla scrittura tradizionale è una caratteristica che per me è sempre positiva e che mi interessa. Per me vale la pena affrontare queste pagine… con calma.

Da leggere almeno una volta per conoscerlo.

Roberta Salis

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