L’uomo che piantava gli alberi

Autore: Jean Giono

Traduttore: Luigi Spagnol

Edito da Salani

Pubblicato nel marzo del 2017

Pag. 64

 

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».

 

 

RECENSIONE

Carissimi Amanti dei libri,

spesso bastano poche pagine per regalare una storia da ricordare…

Una storia adatta a tutti, adulti e bambini, anzi, sarebbe bello leggerla insieme e guardarla con gli occhi di chi si affaccia alla vita e con quelli di chi un po’ di vita l’ha vissuta…

Il libro di oggi è proprio piccolino, 64 pagine accompagnate dalle illustrazioni di Simona Mulazzani che rendono la lettura ancora più leggera, ma attenzione! Con leggera non intendo affatto superficiale, questo mi preme dirvelo.

Si tratta del libro di Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”.

Vi racconto qualcosa sperando possa essere una lettura nelle vostre corde.

Durante una lunga passeggiata tra le cime di una regione delle Alpi che si spinge fino alla Provenza il narratore si trovò senza cibo e senz’acqua in un luogo in rovina dove probabilmente un tempo c’era stato un pozzo o una fonte. Tutto intorno era desolato. Aveva bisogno di bere.

Dopo cinque ore non aveva ancora trovato acqua, solo erbacce e aridità diffuse.

Un pastore lo fece bere, lo scambiò per il tronco di un albero.

Si abbeverò alla sua borraccia e si fece ospitare nel suo ovile. Il pastore era di poche parole, viveva in una casa di pietra dove regnava ordine e pulizia. L’essenzialità non gli aveva rubato l’amore per i dettagli.

Mangiarono una minestra e il pastore gli offri riparo per la notte, il villaggio più vicino era molto distante e probabilmente nessuno lo avrebbe accolto, in certi posti regna l’egoismo e la rudezza.

Dopo cena, il pastore si mise a selezionare accuratamente delle ghiande e non volle aiuto. Era il suo lavoro. In mucchietti da dieci si ritrovò ad avere 100 ghiande perfette.

Il giorno dopo uscirono.

Il pastore piantò le 100 ghiande. Il terreno non era suo, non conosceva il proprietario e non gli interessava di chi fosse: lui piantava querce.

L’uomo si chiamava Elzéard Bouffier e aveva 55 anni. Aveva perso la sua famiglia e la sua vita era vissuta nella lentezza, si preoccupava di piantare alberi per paura che il paese morisse per la loro mancanza. Il suo gesto era come una goccia nel mare, questa era la sua consapevolezza, ma non rinunciava a da occupare il suo tempo così…

Non posso dirvi di più.

Non è una storia vera ma il messaggio arriva al cuore: ognuno nel proprio piccolo può fare grandi cose… Ognuno in silenzio può piantare querce, lasciare un segno benevolo per chi verrà dopo. In natura o nella vita.

Libro delicato che consiglio a tutti!

Poche pagine che fanno viaggiare con la mente, sperare e credere che seminare il bene sia sempre un buon proposito…

Roberta Salis

 

 

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