Non ti addormentare

Autore: J. T. Watson

Traduttore: Stefano Bortolussi

Edito da Piemme

Pubblicato nel giugno 2016

Pag. 419

 

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Ogni mattina Christine si sveglia senza ricordi. Non sa a chi appartenga la casa in cui si trova, l’uomo che le dorme accanto le è totalmente estraneo, e anche il suo viso, riflesso nello specchio del bagno, non solo non le è familiare, ma le sembra molto meno giovane di quanto secondo lei dovrebbe essere. È suo marito a darle quotidianamente le coordinate della sua vita, a spiegarle chi è lui, chi è lei, e che cosa le è successo anni prima, un incidente che ha modificato radicalmente la sua vita, privandola dei ricordi e costringendola a ricominciare ogni giorno in un difficile apprendimento dell’esistere. Ma Ben le dice tutto? E se è così, perché non le ha parlato del dottor Nash, un giovane neuropsichiatra deciso a studiare il suo caso, con cui Christine si incontra di tanto in tanto e che la spinge a tenere un diario? E perché su una pagina di questo diario Christine ha scritto “non fidarti di Ben”? Giorno dopo giorno, con l’aiuto del dottor Nash, lampi di memoria attraversano la mente di Christine, tessere baluginanti di un mosaico che fatica a ricomporsi nella sua interezza e che, con il passare del tempo, le sembra sempre più minaccioso e inquietante. Finché dal passato emergerà il vero pericolo, quello che senza che lei ne sia consapevole si è appropriato della sua vita.

 

RECENSIONE

Carissimi Amanti dei libri,

oggi vi parlo del libro di S.J. Watson, “Non ti addormentare”, annoverato tra i thriller psicologici, ma non ha molto le caratteristiche di questo genere anche se l’impatto emotivo è innegabile!

Tutto ruota intorno alla vita di Christine Lucas che ogni mattina al suo risveglio non sa chi sia, non riconosce la propria casa e si spaventa nel vedere l’uomo al suo fianco, suo marito Ben. Si ricorda di avere 29 anni, ma non riconosce il suo viso, non ricorda la sua storia e nemmeno l’incidente che le ha cambiato la vita per sempre!

Christine non ha ricordi.

La sua vita è fatta di ripetizioni e di angoscia, la sua routine è fatta di risvegli in cui deve ricominciare tutto dal principio nel ricordare chi è, con chi vive, cosa fare…

Per fortuna al suo fianco c’è il paziente Ben, suo marito, che l’aiuta a ricordare, che le mostra le loro foto e che le dice quanto si amano…

Ma quando Christine si addormenta dimentica ogni cosa. Dove sono finiti i suoi ricordi?

Sarà grazie all’aiuto e alla fiducia del suo psichiatra, il dottor Nash, e alla terapia che intraprenderà che Christine inizierà a mettere insieme il puzzle della sua vita. Lui è convinto di riuscire ad aiutarla!

Consiglia a Christine di tenere un diario di ciò che fa durante la giornata e delle scoperte che fa grazie a ciò che Ben le racconta della loro vita passata… e questo esercizio inizia a smuovere qualcosa, emergono dei flash che Christine fa fatica a collocare nella sua storia. Il dottore la chiama ogni giorno per ricordarle dove ha messo il diario così che possa svolgere il suo esercizio di scrittura e di rilettura di ciò che le appartiene…

Ma cosa è successo durante i vent’anni di cui non ha nessun ricordo?

Cosa ha provocato in lei l’amnesia?

Perché è convinta di avere un figlio se in casa non c’è nessuna traccia della sua esistenza?

E che fine ha fatto la sua migliore amica?

I suoi dubbi e le domande sono martellanti, soprattutto quando nel diario scorge la pagina in cui c’è scritto: “non fidarti di Ben”, cosa vuol dire? Lo ha scritto lei?

La storia trae spunto dalla situazione reale di alcuni pazienti amnesici e con una lettura attenta ci si rende conto di quanto sia difficile la loro vita e di quanto la mente sia una fonte preziosa per la nostra vita quotidiana. I nostri ricordi danno senso al nostro vivere.

Siamo ciò che ricordiamo e che abbiamo vissuto e leggere questo libro vedendo come la vita di Christine sia svuotata da tutto ciò che ha vissuto è disarmante e doloroso, è un po’ come percepire il terreno che frana sotto i piedi. Senza ricordi siamo nessuno.

Il ritmo è lento e tutto è ripetitivo. Le ripetizioni, a mio avviso, sono necessarie per aiutare il lettore a entrare nell’angoscia esistenziale della protagonista e il finale non mi è dispiaciuto, anzi, ha acceso in me quella voglia di suspence che cercavo!

Consigliato per lettori pazienti e senza alte aspettative!

Roberta Salis

 

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