Oliver Twist

Autore: Charles Dickens

Traduttore: Sivio Spaventa-Filippi

Edito da Einaudi

Pubblicato nell’agosto del 2021

Pag. 520

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Le avventure del piccolo Oliver, cresciuto in un ospizio, maltrattato in un’impresa di pompe funebri, reclutato a Londra da una banda di ladri, non sono solo una superba galleria di celebri figure dickensiane che non dimenticheremo mai (Fagin, il capo della banda di giovani delinquenti, l’assassino Sikes, la prostituta Nancy, il misterioso e malvagio Monks), ma anche un magnifico racconto sull’innocenza oppressa e uno splendido ritratto di un mondo e di un’epoca.

Maestro nell’intrecciare le vivaci e allucinate descrizioni dei bassifondi londinesi agli oscuri indizi di drammatici segreti e turpi misfatti. Dickens ci ha regalato un romanzo travolgente che continua ad affascinare i lettori di ogni età.

RECENSIONE

Quando ci si sente perseguitati da un destino avverso sarebbe bello pensare ad Oliver Twist… io credo che troveremmo sollievo e forse si riaccenderebbe la speranza!

Carissimǝ Amanti dei libri,

oggi vi presento un libro letto con il GdL #classicsinfriendship , “Oliver Twist o La storia di un orfanello” di Charles Dickens,  un classico intramontabile che commuove, fa arrabbiare e riflettere per la sua attualità nonostante sia passato tanto tempo dalla sua pubblicazione.

Eppure il mondo per certi versi, sembra non cambiare mai!

Questo romanzo viene definito uno dei primi esempi di romanzo sociale che ha per protagonista un ragazzino nato in una workhouse, o per meglio capire, in un ospizio di mendicità per sole donne di un paesino di campagna. La madre, una donna giovanissima, non appena nacque il piccolo, morì. Ad assistere la madre nel parto c’era solo la vecchia Sally che dopo la morte della partoriente si impossessò dei suoi unici averi: un anello e un medaglione.

Il bimbo venne battezzato e gli venne dato il nome di Oliver Twist. I suoi primi anni di vita li trascorre nell’orfanotrofio diretto dalla scorbutica e cattiva signora Mann. Le condizioni di vita per i bambini che risiedono in quel luogo sono terribili!

La quotidianità scorre tra sporcizia, maltrattamenti e quella fame pungente che scava gli stomaci dei bambini tanto da lasciarli quasi a digiuno… Una sera, dopo aver tirato a sorte, decidono che Oliver a nome di tutti provi ad andare a chiedere un po’ di zuppa in più durante la loro misera cena. Sfortunatamente il tentativo non finisce bene.

La richiesta di Oliver viene mal interpretata, viene ritenuta segno di malvagità e di mancato buonsenso, per questo finisce in isolamento e la sua vita “viene messa in vendita” con la scusa di darlo in adozione a chiunque voglia prenderselo pur di toglierselo dai piedi.

Oliver corse il rischio di essere adottato da uno spazzacamino che voleva insegnargli il mestiere, un mestiere pericolosissimo per i bambini ma che proprio per le loro dimensioni ridotte erano perfetti per quel lavoro sporco.

Oliver resterà nell’orfanotrofio fino ai nove anni d’età.

Per fortuna poi, venne preso in carico da un impresario di pompe funebri.

Ovviamente la vita del piccolo orfano come quella di tutti gli orfani non sarà facile e sembra quasi che ogni sventura debba capitare a lui… Il suo destino è quello di tanti bambini della società inglese dell’Ottocento: lo sfruttamento sul lavoro, la povertà, il disprezzo e il pericolo di essere coinvolti nella criminalità che infestava le città del tempo. Il suo sembra un destino segnato sin dall’inizio della sua giovane vita.

Nella bottega del suo nuovo padrone, il signor Sowerberry, viene sfruttato. Il lavoro presso l’agenzia di pompe funebri è un continuo subire i soprusi della moglie e di un dipendente chiamato Noah Claypole. Noah si sente perennemente in competizione con Oliver per tutto!

La competizione diventa veleno e un giorno Noah insulta la defunta madre di Oliver scatenando in lui una rabbia incontrollabile. Ingiustamente accusato e punito dalla moglie di Sowerberry, Oliver riesce a scappare e arriva a Londra ma… finisce dalla padella alla brace, come si suol dire… perché viene reclutato come membro di una gang criminale che sfrutta l’agilità dei bambini per sferrare piccoli colpi a danno di persone ricche. Il capo di questa banda è il vecchio Fagin che impone ai suoi piccoli lavoratori, accolti da lui perché senza famiglia e senza dimora, di andare in giro a borseggiare la gente.

Oliver entra nella banda ma senza comprendere in che guaio si è cacciato. Un giorno partecipa ad una uscita dei ladruncoli e solo dopo che vede scippare un anziano, il signor Brownlow, capisce tutto ma è troppo tardi per rimediare alla sua ingenuità e la pagherà cara.

Proprio Oliver viene accusato del furto.

Gli altri membri della banda scappano senza aiutare il loro giovane compagno.

Oliver viene processato ma la fortuna sarà dalla sua parte, infatti, il libraio che ha visto la scena dello scippo testimonia per scagionarlo dall’accusa e grazie a quel gesto il signor Brownlow si accorge dell’innocenza di Oliver e decide di prenderlo a vivere con sé nella sua casa.

L’accoglienza del piccolo è molto affettuosa ma… sembra proprio che nulla anche questa volta vada nel verso giusto!

Infatti, un giorno in cui Oliver uscì per fare una commissione per il signor Brownlow viene rapito da uno dei criminali della banda del vecchio Fagin e dalla giovane Nancy. Nancy, però, non era d’accordo con la scelta del rapimento.

Oliver viene riportato nel tugurio di Fagin.

Alla sfortuna si somma sfortuna… perché il non tornare a casa di Oliver viene visto dal vecchio signor Brownlow come una sconfitta, crede che Oliver non sia poi così ingenuo e innocente ma non si dà per vinto e pubblica un annuncio per cercare di ritrovarlo.

Alla cattiveria non c’è limite e avendo saputo delle disavventure di Oliver si presenta a casa del signor Brownlow il malvagio signor Grinwing che spargerà fango e menzogne su Oliver.

Nel frattempo… Oliver non se la cava per niente bene e viene costretto a partecipare ad una rapina con la banda presso l’abitazione di una famiglia ricca. La rapina va a finire male e Oliver ne è la vittima. Viene ferito da un colpo di arma da fuoco…

Nessuno però, nella famiglia dove avvenne la rapina crede che Oliver sia un furfante e sia la signora Maylie che la Nipote Rose decidono di avere cura del ragazzino.

Fagin è furioso della perdita di Oliver e insieme a Monks, un individuo senza scrupoli… fratello di Oliver, decidono che è giunta l’ora di uccidere il ragazzino per intascarne l’eredità. Ovviamente Oliver è ignaro di tutto…

Come andrà a finire?

Crede che il male l’avrà vinta o pensate che nella vita esista una ruota che gira in favore di chi vive onestamente?

Cosa ne sarà del piccolo e ingenuo Oliver su cui sembra che la sfortuna conduca ogni suo passo?

Lo lascio alla vostra lettura, credo di avervi regalato dettagli preziosi ma non posso svelarvi proprio tutto, vi toglierei il bello e la profondità di questo romanzo che lascia il segno!

Un lungo romanzo costellato di personaggi e vite che si intrecciano nella miseria della vita londinese.

Questo romanzo è la chiara denuncia del sistema educativo dell’Inghilterra vittoriana e la fotografia della realtà di stenti che i poveri dovevano subire… tocca il cuore e guardando certe realtà oggi fa pensare come la povertà abbia sempre il volto dei più piccoli e degli indifesi.

L’educazione dei bambini è carente e disfunzionale, lo sfruttamento minorile è dilagante e i fanciulli spesso lavoravano duramente senza avere nessun compenso. Chi non aveva nessuno che si occupasse di lui spesso finiva reclutato da criminali che costituivano baby gang di borseggiatori… ma che avrebbero potuto fare se nessuno li voleva e non avevano nessun familiare? Come potevano difendersi da questi loschi individui che li assoldava come se fossero dei benefattori se nessuno spiegava loro che stavano finendo in una strada senza uscita?

La scrittura è scorrevole, non ci sono grandi difficoltà terminologiche ed è facile provare compassione ed empatia per Oliver…

Oliver è uno di noi! Nel romanzo incarna il ragazzino sfortunato dal cuore buono che la vita metterà a dura prova ma che sembra guidato da un destino più grande, come se una Provvidenza divina non lo facesse mai cadere del tutto e fosse lì a risollevarlo attraverso l’incontro di persone buone.

Evidente nel romanzo è proprio il contrasto tra persone di buon cuore e persone malvagie… reale come quelle che incontriamo anche noi nella vita!

Mi è piaciuto? Io l’ho amato. Ho gioito, sofferto, mi sono arrabbiata e ho pianto con Oliver. Ho pensato che la sua storia è così vicina a noi, così umana e così drammatica da non poterci non affezionare a lui… fa tenerezza, viene voglia di abbracciarlo, commuove nel profondo non potergli tendere la mano nei momenti di difficoltà.

Per me è stato un tuffo nell’umanità, nelle sue luci e nelle sue ombre… un romanzo che definirei un capolavoro sempre attuale, una finestra sul buio di certe vite e sulle ombre dell’animo umano incapace di provare compassione per chi è in difficoltà e per chi è debole.

Un classico da leggere almeno una volta nella vita… lascia il segno, ve lo assicuro!

Roberta Salis

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