Venivamo tutte per mare

Autrice: Julie Otsuka

Traduttrice: Silvia Pareschi

Edito da Bollati Boringhieri

Pubblicato nel gennaio del 2012

Pag. 142

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. 

RECENSIONE

Questa non è una sola storia.

Qui non c’è un solo destino, un solo sogno da realizzare, una vita nuova da raggiungere e che aspetta con le sue incognite.

Questa è la voce di più donne, anzi, di molte ragazze e di qualche donna.

Questa è una storia corale di giovani giapponesi che per sposare i loro conterranei immigrati in America attraversano l’oceano insieme ai loro sogni, le loro paure, la curiosità e la nostalgia nel cuore.

Ci sono anche delle future spose che sono ancora bambine.

Non sanno nemmeno cosa voglia dire “stare con un uomo”.

Sono ingenue ma piene di speranza. I sogni fanno quietare la loro nostalgia durante quella lunga attraversata che sembra non finire mai.

Sono sogni semplici quelli di chi cerca una vita più dignitosa.

Non hanno mai visto quei giovani dei quali tengono stretta la fotografia nelle mani e nel cuore, ma quanto è fervida la loro immaginazione! Sono i loro futuri mariti, sono coloro con i quali costruiranno un nuovo futuro, un futuro diverso da quello che sarebbe spettato loro se fossero rimaste in Giappone.

D’altra parte, se si ha la certezza di poter finalmente cambiare vita, come si fa a non essere felici e piene di sogni dolcissimi? Certo che lasciare la propria famiglia, i luoghi conosciuti, le persone amate non è facile ma sapere che dove andranno troveranno il proprio posto e potranno avere una vita migliore fa superare ogni fitta dolorosa al cuore! Eppure sono state vendute… Eppure sanno che non potranno tornare indietro… Sanno che qualunque sarà il loro destino non potranno far altro che seguirlo in silenzio.

Con il loro arrivo in America tutto crolla.

Crollano i sogni e le paure aumentano.

Sì, perché la realtà che le aspetta non è per nulla simile ai loro sogni.

I loro mariti non erano come si erano presentati, non erano né belli, né teneri. Non erano ricchi come avevano professato e non vivevano in belle case.

L’incubo dei campi e del lavoro sottopagato si impossessa di molte di loro. Dovevano poi fare i conti con una lingua incomprensibile di cui non conoscono una sillaba…

La loro vita diventa un continuo subire in silenzio. Dove potevano andare senza un soldo?

Che fine ha fatto quella vita da sogno che era stata loro mostrata?

Doloroso, crudo, vero.

Questa è la storia di molte donne che arrivarono in America con l’inganno.

È la storia di vite macinate dal lavoro e dal dolore.

Donne sfiancate che non riescono ad emergere dal fango.

Nessuno poteva aiutarle a scampare al loro destino, nessuno era dalla loro parte!

L’autrice si fa voce di tutte quelle donne che furono ingannate, private della loro vita, del loro futuro e della loro dignità…

Sono donne che non hanno identità.

Si fa voce di vite che hanno subito in silenzio un destino che altri hanno voluto per loro.

La loro vita scorre tra fatti storici della storia degli Stati Uniti conosciuti ed in cui solo loro restano senza volto.

Poche pagine, molte voci, nessun nome, nessun volto,

un argomento storico poco conosciuto

e a cui poco si fa spazio ma che, credo, sia importante conoscere perché nessun’altra donna debba in futuro essere preda di sistemi che la privano della propria esistenza.

Queste pagine mi hanno commosso, scosso, interrogato e lasciato sgomenta.

Quanto dolore sconosciuto.

Quanta umanità sofferente e senza voce.

Ve lo consiglio, facciamo conoscere queste pagine!

Un libro che mi resta nel cuore.

Roberta Salis

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