Gilles De Rais

Carissimi Amanti dei libri,

questa volta andiamo in Francia con la #emseitalia per conoscere il sanguinario barone Gilles de Rais, vissuto nel XV secolo nel castello di Champtocé sotto le cure e lo sguardo del nonno Jean de Craon… tutt’altro che un nonno affettuoso e benevolo, anzi, spesso viene descritto come crudele e senza limiti, un essere che spezzava le gambe alla gente per ottenere ciò che voleva, un uomo che faceva fare al nipote tutto ciò che voleva e quando scrivo “tutto ciò che voleva” credo che nemmeno la più fervida immaginazione vi farà arrivare sin dove si è spinto Gille de Rais!

Prepariamoci a qualcosa di assurdo…

Era poco incline ad amare le donne e più portato a prendersi ciò che voleva dagli uomini, perché non chiedeva certo il permesso! Eppure si sposò giovanissimo con Catherine De Thouars, anche lei aristocratica e cugina di Gilles… in fondo quel matrimonio conveniva ad entrambi per aumentare le loro proprietà. Attese ben 7 anni prima di avere la sua unica figlia… ma l’abbandonò insieme alla madre e non se ne curò più, d’altra parte erano note le sue tendenze sessuali.

Il baronetto era un aristocratico capriccioso, presuntuoso e ambizioso che lo spinse a partecipare spesso a vari conflitti armati, infatti, la guerra per gli aristocratici era qualcosa che faceva parte del loro stile di vita. Gilles De Rais era conosciuto per la sua audacia e la sua ferocia ed in uno dei tanti conflitti armati a cui partecipò incontro la Pulzella, ovvero Giovanna D’Arco una giovane che si presentò come prescelta da Dio, grazie a delle visioni, per liberare la Francia dal dominio di coloro che volevano conquistarla.

Gilles De Rais rimase affascinato dalla giovane donna che cambiò in meglio la sua vita e che lo fece sprofondare nel buio quando morì bruci*ta a causa dell’accusa di stregoneria. Lui non riuscì a salvarla come fece altre volte!

Al di là dell’arte della guerra, il barone De Rais aveva altre passioni che coltivava segretamente come l’alchimia, la stregoneria e il satanismo ma… fu celebre per dei fatti ancora più eclatanti.

 

Nel 1440, infatti, fu sottoposto a processo per la sparizione e l’assas*nio di numerosi ragazzi, bambini e adolescenti, sottratti con l’inganno alle loro famiglie o rapiti nelle strade più lontane dal castello o nei villaggi limitrofi.

Inizialmente, nessuno osò accusare il barone, lui non usciva mai dal castello ma aveva degli aiutanti che facevano il lavoro sporco all’esterno delle mura fortificate. I sequestri divennero una pratica fuori controllo. Pare che in 7 anni siano state circa 140 le vittime della sua follia… Voleva ragazzini belli esteticamente. Il suo “modello preferito” era quello angelico.

Naturalmente, volutamente non descrivo le pratiche sadiche a cui venivano sottoposti i fanciulli e ne sconsiglio la lettura a persone facilmente impressionabili. La sua crudeltà non merita pubblicità!

Dopo la condanna, fu impiccato nell’ottobre del 1440.

 

Inquietante!

 

Macabro personaggio… I suoi gesti fanno rabbrividire e credo che sia facile chiedersi come facesse a spezzare in “quel modo” tante vite innocenti solo per puro piacere. La risposta come sappiamo spesso non esiste perché nel passato e nel presente l’uomo ha espresso la sua creatività in attività che poco hanno attinenza con la sua umanità…

Si spera sempre che non esistano mai più persone così, ma anche qui purtroppo la speranza è vana…

E allora? Che si fa? Ci autocondanniamo alla rassegnazione?

No.

Conoscere è importante, informarsi è importante, divulgare è importante affinché siano sempre meno le persone nel mondo che possano arrivare a mettere in pratica simili follie!

Roberta Salis

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