Il rogo di Berlino

Autrice: Helga Schneider

Edito da Adelphi

Pubblicato nel 1995

Pag. 229

DESCRIZIONE DEL LIBRO

Vienna, 1971. In un appartamento nel cuore della città una giovane donna sta per incontrare sua madre. Non si vedono da trent’anni. Helga era bambina quando, in una Berlino già sventrata dalle bombe, la madre aveva abbandonato il marito e i figli per entrare volontaria nelle SS. Ora, dopo pochi formali abbracci, la conduce verso un armadio dentro al quale è riposta una perfetta uniforme nazista. Sospira, nostalgica. E Helga scappa, corre per le scale, si allontana per sempre da lei e da quella implacabile fedeltà.
Passeranno altri vent’anni prima che Helga Schneider si decida a ripercorrere la sua infanzia. Ne è nato un libro diversamente implacabile, dove la memoria, anziché stendere un velo di pietà o di perdono, sembra liberare una rabbia troppo a lungo taciuta; un libro che ci fa rivivere i morsi della fame, la solitudine dei collegi, le angherie di una matrigna, la paura dei bombardamenti, la voce del Führer che echeggia nel bunker della Cancelleria, la lunga reclusione in una cantina: fino al giorno in cui i primi soldati russi avanzano in una Berlino ormai completamente distrutta.

RECENSIONE

“Sfiorai con lo sguardo lo spazio vuoto dove avevamo vissuto gli uni sugli altri ammassati come bestie, imponendo al prossimo il nostro odore, il nostro malumore, il nostro egoismo. Eravamo andati oltre il sopportabile, oltre il vivibile, oltre l’immaginabile, oltre le nostre forze, oltre l’umano. Eppure in seguito dovetti imparare che la nostra sofferenza non era stata nulla in paragone a quella toccata agli ebrei massacrati nei campi di concentramento”.

(Pag. 186-187)

Carissimi Amanti dei libri,

credo sia importante e illuminante guardare la storia da diversi punti di vista e ascoltare la voce e l’esperienza di chi ha vissuto un periodo storico atroce come la Seconda Guerra Mondiale…

Il libro “Il rogo di Berlino” scritto da Helga Schneider è un’occasione preziosa per riflettere sul fatto che anche per la popolazione tedesca la vita in quegli anni non sia stata semplice. Anche loro hanno rischiato di morire, moltissimi hanno perso tutto, casa e cose, familiari e amici. Cercare il poco cibo rimasto o un po’ d’acqua in città spesso significava essere presi di mira da mitragliatrici o ordigni lanciati dal cielo a causa delle file che si creavano e dell’impossibilità di nascondersi o di accedere nei rifugi sotterranei.

A volte bisognava essere più veloci degli aerei che improvvisamente rombavano nei cieli e che le sirene annunciavano per dare la possibilità di cercare riparo… non sempre si era fortunati.

La protagonista del libro e voce narrante è la piccola Helga che all’età di 4 anni, nel 1941, fu abbandonata dalla madre convinta di abbracciare l’ideologia nazista e pronta a dedicarvisi anima e corpo. La madre non si preoccupò di lasciare soli il marito, Helga e il piccolo Peter.

La vita di Helga sin da piccola sarà particolarmente dolorosa. Dopo l’abbandono della madre visse con la sorella del padre e la nonna ma poi il padre decise di risposarsi e fu costretta a vivere e sottostare al volere della matrigna.

Il rapporto con la matrigna è aspro e Helga è particolarmente infastidita dal fatto che non venga trattata con lo stesso amore riservato a Peter, il fratellino. Helga, ovviamente, non restò impassibile a subire quella che per lei è un’ingiustizia e fece dei pesanti dispetti alla donna con l’intento di farla esasperare… anche se, in fondo, era solo un modo per cercare considerazione e amore. La matrigna trattava Helga come se fosse un peso e per tentare di correggerla la rinchiuse prima in un istituto… per curarla ed in seguito in un collegio!

Helga non riuscirà mai a conquistare il cuore della matrigna e si vedrà sempre limitata ai suoi occhi, per la matrigna esiste solo Peter e per lui sono riservate le cose migliori, lui ha sempre ragione, lui avrà sempre una carezza.

Con il passare del tempo la situazione a Berlino diventava sempre più difficile, i bombardamenti erano frequenti e gli allarmi antiaerei suonavano continuamente tanto che ogni persona aveva sempre con sé una valigia pronta con tutti i beni che voleva salvare per scappare e rifugiarsi nelle cantine o negli scantinati dove si era certi di non rischiare di essere uccisi dalle bombe.

Durante i bombardamenti la vita non fu facile per nessun tedesco.

Erano costretti a vivere per lunghi periodi nelle cantine, uomini e donne di ogni età, bambini e  neonati… non c’era cibo a sufficienza e mancava l’acqua per garantire un minimo di igiene, spesso non c’è acqua nemmeno per dissetarsi, le malattie proliferavano ma non c’erano medici disponibili o farmaci accessibili. Sporcizia e insetti, odori e malumori erano all’ordine del giorno…

Là sotto si rischiava di impazzire, non c’era libertà per nessuno.

Erano come topi in gabbia che non potevano nemmeno vedere il cielo.

Certi giorni mancava anche l’aria e ci si abituava alla puzza di tutti.

All’esterno la situazione non era più rosea… La città era distrutta, c’erano palazzi pericolanti e cadaveri erano sotto gli occhi di tutti.

Per i bambini quella non era un’infanzia dignitosa!

L’unica consolazione di Helga era il suo amato Opa, padre di Ursula, la matrigna.

Opa le voleva bene, la faceva sentire importante e coccolata. Era un uomo mite e saggio.

I rifugi antiaerei erano sicuri dall’esplosione delle bombe ma non dalle incursioni dei russi… e, credetemi, c’era davvero da aver paura perché erano capaci di azioni disumane.

Questo libro è un pugno nello stomaco.

La piccola Helga racconta senza tralasciare particolari delle privazioni che dovette vivere.

La sua voce è la voce dei civili tedeschi, di coloro che volente o nolente si trovarono nel bel mezzo di un regime che cambiò per sempre le loro vite, che segnò le loro esistenze tra paure, fame e il dover sopportare una quotidianità al limite.

La scrittura è chiara, pulita, il suo scorrere non lascia tregua a chi legge. Si vorrebbe cancellare dagli occhi dei bambini quell’orrore se si potesse tornare indietro…

Si vorrebbe regalare un’infanzia a chi non l’ha vissuta.

Il ritmo è intenso, difficile non provare profonda compassione.

Certamente vedere la Storia dal punto di vista dei tedeschi è una testimonianza importante.

La sofferenza è grande e molte sono le vittime.

Non posso che consigliarvelo, a me questo libro è rimasto nel cuore!

Roberta Salis

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