Rafael Leónidas Trujillo

Carissimi Amanti dei libri,

oggi voliamo nella Repubblica Dominicana per conoscere un nuovo volto del male, un altro uomo che ha vissuto credendo di essere superiore a tutti gli altri…

Si tratta di Rafael Leónidas Trujillo Molina un uomo che per oltre trent’anni ha monopolizzato il Paese, un Dittatore assoluto… Veniva soprannominato El Jefe o el Benefactor e nel Paese furono a lui dedicati, durante il suo dominio, numerosi monumenti, statue, targhe… ma dietro l’adorazione del popolo per quest’uomo si nasconde un periodo terribile ed uno sfrenato egocentrismo di quest’uomo che cambiò la storia e che grazie al suo potere ebbe una ricchezza incalcolabile.

Viene paragonato a Mussolini per la sua megalomania!

Nel 1918 si arruolò nell’esercito dominicano e da qui iniziò la sua ascesa nella polizia nazionale. In poco tempo divenne generale!

La sua dittatura durò dal 1930 al 1961. Viene ricordato come una sorta di Grande Fratello che teneva tutto e tutti sotto controllo, che aveva sempre l’ultima parola e che non tollerava nessun dissenso non solo in politica ma in ogni altro ambito della vita.

Fu durante il suo dominio che nel 1937 ebbe luogo il massacro del prezzemolo: Trujillo era favorevole all’immigrazione europea nel Paese ma non tollerava l’immigrazione degli haitiani e proprio contro di loro promosse una politica xenofoba. Fece uccidere gli haitiani che vivevano nel confine causando circa 30 mila morti… questo massacro gli costò l’accusa di voler promuovere lo sbiancamento razziale del popolo.

Ma come ogni dittatura… il destino è quella di perdersi nella storia. Trujillo aveva tanti amici ma riuscì anche ad avere uno sterminato numero di nemici che volevano farlo fuori dalla scena politica.

Così, nel 1961, durante un’imboscata fu ucciso mentre viaggiava in macchina con il suo autista personale.

Che personaggio squallido… perdonate questa affermazione forte ma quest’uomo che decise della vita di un’intera nazione e che amava deflorare le ragazzine, uccidere chi non voleva entrasse nel Paese non mi lascia nessun’altra parola… Sapeva bene quello che stava facendo, la sua malattia fu quella di credere di essere il padrone delle vite altrui… e senza guardare in faccia nessuno, in fondo lui comprava tutto e tutti, a lui tutto era permesso!

Roberta Salis

 

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