Una donna

Autrice: Sibilla Aleramo

Edito da Feltrinelli

Pubblicato nel dicembre del 2012

Pag. 172

 

 

DESCRIZIONE DEL LIBRO

«Signora di sé stessa la donna non era di certo ancora: lo sarebbe mai?»

Questo romanzo di Sibilla Aleramo fu pubblicato per la prima volta nel 1906. La fortuna immediata del volume, sia in Italia che nei paesi in cui fu tradotto, fece scoprire al mondo un’autrice che avrebbe fornito negli anni altre grandi prove del proprio talento. Una delle principali ragioni del successo del libro fu il suo tema: si tratta infatti di uno dei primi libri femministi apparsi da noi. Al cuore di questo romanzo ampiamente autobiografico c’è la sua autrice. Come scrive Emilio Cecchi nella postfazione, «con l’Aleramo, non si trattava più di un’autrice, d’una artista soltanto: si trattava anche d’una rivendicatrice della parità femminile, d’una ribelle». A più di un secolo dalla sua prima pubblicazione, questo vibrante ritratto di una donna che lotta per il diritto a vivere con pienezza e libertà la sua vita si conferma una lettura imprescindibile.

 

 

RECENSIONE

Una voce che si fa voce di milioni di donne…

Il dolore di una donna costretta ad essere sposa e madre…

L’amarezza di chi si sente in gabbia nonostante le mille capacità…

 

Carissimi Amanti dei libri,

oggi vi propongo una lettura femminista tra le prime apparse in Italia, un classico che abbiamo letto con il GDL #classicsinfriendship

Si tratta del romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo intitolato “Una donna” che si divide in tre parti è che narra la storia dell’autrice dalla fanciullezza all’età adulta.

Nonostante la scrittura non sia sempre scorrevole e a volte risulta leggermente pesante, il romanzo è molto bello ed evidenzia la realtà della donna attraverso l’esperienza personale dell’autrice. C’è ancora molta attualità nei fatti che narra…

La sua è una storia sofferta. Il rapporto con il padre è forte perché le trasmette sicurezza, forza e l’ideale dell’indipendenza mentre il rapporto con la madre non è semplice perché è una donna fragile, sottomessa, quasi si fosse arresa nella vita.

Sin da piccola, Sibilla dimostra un carattere che non si conforma ai canoni della società e per questo viene criticata. Aiuta il padre come segretaria nella fabbrica di bottiglie che dirige ed il suo entusiasmo da ragazzina non passa inosservato alla gente del luogo e agli operai della fabbrica.

In famiglia le tensioni tra i genitori sfociano nel tentato suicidio della madre che, per fortuna, la lascia in vita anche se la sua salute mentale è compromessa per sempre. A questo si aggiunge la scoperta da parte di Sibilla della seconda vita del padre. Quel padre che ha tanto amato e stimato ha una relazione con un’altra donna e questo causa nella giovane l’allontanamento affettivo e quel senso di disprezzo nei confronti di chi pensava un esempio e su cui aveva risposto la sua fiducia per tanto tempo.

In seguito, la Aleramo a quindici anni subisce una violenza sessuale che la catapulta senza difese nel mondo degli adulti, da qui inizia ad assaporare assiduamente la durezza e le contraddizioni di una vita che per una donna non sarà mai facile e la sua esperienza personale ne è la prova. Sposa il collega che l’ha stuprata ma non è un matrimonio felice, l’amore che le era parso di provare per quell’uomo si spegne prestissimo. Lui è una persona priva di interessi e iniziativa, un uomo meschino che non condivide nulla di ciò che ama Sibilla.

Nemmeno la nascita del loro figlio servirà ad avvicinare i coniugi.

Il marito è un uomo che la maltratta, la insulta e cerca di controllare la sua vita. Sibilla viene accusata di avere ricevuto e contraccambiato le attenzioni di un uomo e questo farà aumentare la violenza del marito che arriverà a chiuderla in casa.

Sibilla è sola, lontana dalla famiglia e il figlio è l’unica sua fonte di affetto. Un figlio a cui tenta disperatamente di insegnare ad essere un uomo onesto, aperto e comprensivo con le donne.

La situazione disastrosa con il marito la fa deprimere e, come la madre anni prima, anche lei tenta il suicidio. Si trasferiscono a Roma. La Aleramo inizia a collaborare con una rivista giornalistica e questo sembra ridargli vita e vigore. Lavorando al giornale matura nuove consapevolezze della condizione femminile e si convince che ogni donna dovrebbe poter aver una vita anche al di fuori della famiglia, una vita dove possa esprimersi e realizzare le proprie aspirazioni, un’occasione per essere utile alla società, al mondo del lavoro.

 

Una donna, sì, questa è la storia di una donna ma è la storia della maggior parte delle donne degli inizi del 1900… donne che dovevano solo essere spose e madri, che dovevano badare alla famiglia, che non avevano diritti e che appartenevano prima alla famiglia di origine e poi ai mariti senza possibilità di scelta, senza poter sollevare la testa per lamentarsi…

Una storia passata ma anche molto attuale. Essere donna non è mai facile.

La Aleramo pone per iscritto la sua vicenda perché il figlio possa conoscerla e comprendere le sue scelte, le sue idee, il suo aver vissuto una vita a metà.

Violenze fisiche, psicologiche, il sentirsi in gabbia a livello sociale, la mancanza di indipendenza… io vedo tutto questo ancora molto attuale. La vita di una donna è ancora legata a queste situazioni di disparità, credo sia innegabile!

Un romanzo dall’impatto psicologico forte, si percepisce lo stato d’animo dell’autrice e non è difficile comprenderlo perché credo che qualche volta anche noi abbiamo sperimentato la sensazione di essere in gabbia davanti ad una società patriarcale che non facilita la vita alle donne. Forse anche noi come Sibilla ci siamo sentite spalle al muro… e desiderose di far sentire la nostra voce come ha fatto lei.

La nostra voce non deve cadere nel silenzio, in ogni tempo e in ogni luogo come donne abbiamo il diritto e il dovere di dire “ci siamo anche noi nella società!”. La società-gabbia in molti contesti esiste ancora per molte donne… anche qui, noi siamo la risposta.

In questo romanzo convergono temi importanti come quello della violenza di genere a cui si accompagnano la violenza economica, quella psicologica, quella fisica. Non sono citate esplicitamente ma è facile individuarle nel contesto narrato. Questo ci fa sentire l’autrice ancora più vicina a noi e a ciò che continua ad accadere ai giorni nostri!

Roberta Salis

 

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